Camminare è un respiro, un canto senza suono

Preghiera degli animali alla madre terra
per ogni cucciolo d’uomo

«Fa che non si facci uomo per intero, ma’,
che poi si inficca ne lo stretto del pensiero
e si assepàra dalle zanne e dai peli e
dalle nostre tane di silenzio.
Non dargli voce, ma’, fa che non parla
fa che non costruisce le città
fa che non dà i nomi a tutte cose,
che sennò perde il regno,
fa che i suoi piedi parlano a la terra
e le sue mani a l’aria
e nel sonno fatti maestra ancora
con la tua voce vento
tua musicata voce, ma’.
Fa che non s’addimentica il tuo ridere,
tuo fiorire, tuo scorrere, tuo
far notte, tuo corpo stellato e corpo
nuvolato e minerale corpo duro
e vegetale sconosciuto corpo
e tuo ombroso stare addistesa e
e tuo gonfiore ne le maree e tuo
cascare con acqua con foglia
tuo salire in ala e in stella
e in fiamma abbruciare.
Sconosciuta ma’, noi ti sappiamo,
tu ci respiri addentro il respiro
tu ci dormi addentro il dormire e ti fai
cibo per noi nutrire ti fai silenzio
per noi morire. Bella, ma’.
Tu sei bella.»

 Mariangela Gualtieri

Ad un certo punto ho smesso di andare in natura ed ho iniziato a sentirmi natura. E’ successo camminando. Ho capito che ogni volta che, passo dopo passo, piedi e volontà mi portavano nel mondo, sentivo la nobiltà sconfinata del camminare. Quel continuo perdere l’equilibrio e riprenderlo, procedere, conquistare spazi, incidere sulla terra una traccia alchemica che segna il tempo, crea ancoraggi, cede e recupera memorie.

Posso dire che mi sono affidata ai piedi ed alla loro intelligenza selvatica, e sono loro che mi riportano a casa, un pezzetto alla volta.

Così è successo che anche il guardare è cambiato e là, dove altri vedevano l’incolto, il trascurato del bosco, io vedevo una perfezione che non aveva alcuna necessità dell’intervento dell’uomo.

Poi ho iniziato a sentire che il bosco mi guardava, ed ho provato ad immaginare cosa vedeva di me. Ed è lì che ho percepito con chiarezza che serviva togliere, alleggerire, lasciar andare. Comprendere come quello sguardo fosse mio, il mio guardarmi, ma senza giudizio, con infinita compassione ed accoglienza, è stata un’esperienza spettacolare. Per accogliermi ed accettarmi ho dovuto divenire bosco, ed è sempre da lì che ho trovato la forza ed il coraggio per trasformarmi, per sperimentare quella nudità che sempre più vorrei fosse il mio vestito, anche quando esco dal bosco ed entro nella foresta umana…

E sento che questa purificazione che noi stiamo operando, creerà individui nuovi, che arriveranno sulla terra con un’integrità non disposta ad accogliere ogni pensiero duale. Sarà il corpo, con le frequenze rinnovate della terra e degli elementi, che permetterà queste esperienze. E sarà ascoltata la preghiera degli animali alla Madre e, meraviglioso, quel rivolgersi a lei chiamandola “ma’ ”…espressione poetica di una confidenza amorevole e dignitosa, che sa di famiglia.